Garbo fragile e tagliente, come il vetro

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Garbo su PopOn

Intervista di Nicola Cirillo

Sin dagli anni ’80 – quando l’elettronica era sperimentazione e non revival – Garbo ha rappresentato un riferimento per un’intera generazione di artisti affascinati dall’avanguardia. A tre anni dall’ultimo lavoro discografico la sua voce penetrante torna a impreziosire un disco intenso e doloroso, che mette a nudo la fragilità umana. E si intitola appunto Come il vetro. Ne abbiamo parlato con l’autore, che ci ha svelato la natura della sua ispirazione e qualche progetto futuro.

Quasi trent’anni di carriera, svolta per lo più da outsider. Cos’è cambiato nello scenario musicale italiano?
Dovrei dirti che quando il tempo passa, inevitabilmente porta cose nuove, si stratificano conoscenze, si arricchisce il patrimonio musicale, ma in realtà oggi in Italia sperimento una certa povertà culturale.

A cosa è dovuta secondo te?
Non lo so. Non voglio inoltrarmi in motivazioni legate alla politica, e poi non sarebbero sufficienti. Posso dirti che negli anni ’80 c’era un grande fermento e un grande desiderio di cambiamento, che oggi non c’è. Esisteva il movimento, l’aggregazione, il mettere in comune le idee. Oggi non ci si incontra più e infatti le poche realtà musicali interessanti sono episodi isolati, legati a singole personalità.

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Tu cosa porti di nuovo in questo disco?
A dire il vero non c’è niente di innovativo, se non una nuova emotività. Sono io il “nuovo” che c’è nel disco.

Questa nuova emotività è dovuta anche al tuo “incidente di percorso”?
Se ti riferisci all’ictus che mi ha colpito quasi due anni fa, la risposta è sì, penso proprio di sì. Quando mi è successo ero solo, sono rimasto stupefatto. Ero al computer e a un tratto mi sono reso conto che la mia parte destra non rispondeva più alle mie intenzioni; non riuscivo a digitare le lettere, a toccarmi il naso. Non riuscivo più a parlare. La paura mi ha fatto reagire in maniera insensata: sono uscito da solo con la macchina, muovendo il cambio con la mano sinistra. Ho fatto un giro, ero sotto choc. Sono rientrato e mi sono messo a letto. Il giorno dopo ho ripeso la lucidità che serviva e sono riuscito a chiamare un amico e la mia compagna. Per fortuna le lesioni erano lievi e mi sono rimesso in tre mesi.

Lesioni lievi, ma un tumulto di sentimenti?
Eh già. Ho cominciato a provare un’urgenza nel fare le cose. E poi è arrivato il bel regalo del mio amico Tao, una canzone che ho subito sentito molto mia.

Ti riferisci a Voglio morire giovane, il singolo estratto dal cd?
Esatto. Una canzone che non fa che ripetere “voglio morire giovane” poteva sembrare una beffa sulla mia recente esperienza, e invece è un brano intenso, che vuole esorcizzare la morte.

Mi sembra che non si riferisca solo alla morte fisica.
Esiste anche una morte spirituale, affettiva. È un brano che esprime un grande amore per la vita, ma intesa come vita intensamente vissuta e non lungamente vissuta. Si può vivere di più vivendo con profondità ogni singolo attimo, ogni sentimento; la vita non è solo un concetto di durata temporale.
A un certo punto nella canzone estremizzo il delirio e dico “voglio morire sabato”: aggiungo un concetto di tempo ben determinato, specifico quel “sabato”. Penso a tutti quei ragazzi che cercano di uscire e divertirsi di sabato e sono incazzati perché non stanno vivendo. E vogliono vivere davvero, per questo vanno incontro al suicidio.

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È un brano molto forte. Non ti nascondo che al primo ascolto sono rimasto un po’ sconcertato. Nessuno vuole morire giovane. Nessuno lo direbbe mai.
Siamo nati per imparare a morire. E dobbiamo farlo nel migliore dei modi, vivere e morire.

Nel disco c’è anche una cover dei Ramones, Baby I love you. Come mai?
Beh, sì. Ho amato il punk e quindi i Ramones. Ho fatto una versione più leggera, più ironica. Spero piaccia.

C’è qualche brano italiano non tuo che ti piacerebbe cantare?
Ascolto poco la musica italiana a dire il vero. Gli italiani con cui vorrei collaborare già ci collaboro o sono i miei amici: Bootsa, Maurizio Arcieri, Alberto Styloo e altri. Li trovi tutti nei crediti del mio cd, per un motivo o per un altro. Oppure li trovi nel cd collettivo uscito l’anno scorso in cui molti artisti rileggono le mie canzoni. Un cd concepito come “omaggio” all’amico Garbo. Sono stati gentili. Ci sono anche Francesco e Rachele dei Baustelle.

A proposito dei Baustelle. Hai saputo del riconoscimento che hanno avuto dal Club Tenco?
Sì, certo. Che dire? Francesco e Rachele sono amici. Sono andato a sentirli a un concerto. C’erano duemila persone, ma loro erano ancora timidi e coscienti. Il successo può far perdere il senso della realtà. Loro invece sono ancora molto lucidi culturalmente. Per questo gliel’ho detto: “Francesco, continua a essere coerente, continua a lavorare per questo territorio, questa zona, perché ne abbiamo bisogno”. Credo che loro non c’entrino un cazzo col successo. Se ne accorgeranno.

C’è un po’ di Garbo nei Baustelle.
Ma lo sai che quando cominciarono a diffondersi le canzoni dei Baustelle molti credevano che fossi io? Mi dicevano: “Hai fatto un nuovo disco e non ci hai detto niente!’. Forse la timbrica della voce, chissà. Forse anche io li ho un po’ influenzati, chissà. Io mi considero un po’ uno zio di questa nuova generazione.

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E tu come porterai al successo questo bel cd?
Mah, i grossi media sono inaccessibili, non so perché. Se vuoi fare la star devi andare su un’isola o fare una minchiata. Eppure stiamo investendo anche nella promozione. Ieri per esempio ho sentito il mio pezzo su radio DJ, ma non ho grandi speranze che il brano venga diffuso più di tanto. Non so quali variabili esistano per decretare un successo. A parte il buon pezzo, la buona produzione, la fortuna, entrano in ballo delle coincidenze. Quelle prevedibili sono marketing, le altre non so. Sono sicuro, ad esempio, che se morissi questo disco sarebbe destinato a un grande successo.

Direi che è meglio un “live”, no?
Di sicuro. A ottobre comincerò un tour. E poi voglio confidarti un’altra idea: sto pensando di realizzare un video. Ho già scritto il soggetto.

Per quale brano?
Beh, sul singolo appena uscito Voglio morire giovane. Ci sono questi due innamorati, che scopano tutto il tempo. Vorrei un video pornografico. Fanno l’amore dovunque, si danno reciprocamente, si cercano, si desiderano. Deve sentirsi questo desiderio forte. Per questo voglio che non sia solo erotico, ma carnale, viscerale, porno. Lui la porta dovunque e dovunque fanno l’amore. Fino ad arrivare su un letto: lui le regala delle rose rosse, ne prendono le spine e insieme si uccidono proprio con queste spine.

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