Carmen Consoli, rock dentro

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Carmen Consoli su PopOn

Intervista di Nicola Cirillo

“Viva l’Italia, il calcio, il testosterone, gli inciuci e le buttane in preda all’ormone”. Carmen Consoli, impietosa e ironica, fotografa la società italiana nel suo nuovo bellissimo album Elettra, che la redazione di PopOn ha eletto “album dell’anno 2009”. Siamo andati consegnarle questo riconoscimento “virtuale” a Firenze, dove l’abbiamo incontrata prima del concerto che ha tenuto al Teatro Verdi. È stata l’occasione per una lunga e piacevole chiacchierata.

Allora Carmen, ci racconti com’eri quando ti chiamavi Carmela?
Ma io non mi sono mai chiamata Carmela! Lo so che si trova questa notizia su internet, ma internet dà notizie sbagliate. Magari mi fossi chiamata Carmela! Io mi chiamo Carmen Carla Consoli, di madre veneta e padre siciliano.

Dicci un po’ di questa famiglia, allora. Quanto ha contato il suo contributo per la tua carriera.
Sono stata molto sostenuta dalla mia famiglia: una famiglia di persone molto colte. Un ambiente aperto dove si respirava aria di teatro, di letteratura. C’era sempre un via vai di persone. Uno pensa al quadro siciliano e immagina una certa chiusura mentale. E invece nella “Sicilia Saudita” i miei genitori, alla fine degli anni 70, avevano la coppietta di amici gay che veniva a trovarli regolarmente, comitive di artisti super estese e super colte. Eravamo tre in famiglia, ma non eravamo mai tre a tavola: c’era sempre qualche ospite. Avevo l’abbonamento al teatro stabile di Catania; ricordo tanti spettacoli, tanto teatro. Poi papà suonava la chitarra e insegnava i primi rudimenti a tutti i piccoli che passavano in quella casa, me compresa ovviamente. È così che ho cominciato.

Quando hai pensato, per la prima volta, che il tuo futuro sarebbe stato nella musica?
Ho sempre voluto fare la cantante. Sin da bambina.

Ma da bambina avrai avuto altri riferimenti che non fossero quelli rock che hai dichiarato in seguito…
Ma no, guarda. Papà aveva i suoi dischi e io sono cresciuta con quelli. Sono cresciuta con La buona novella, e tutti i dischi di De André, perché mio padre era un grande appassionato della sua opera. E poi ascoltava molto rock.

De André è il vero rock…
Sì, lui è il cantautore rock. Il più grande cantautore rock che abbiamo avuto in Italia. Uno che dice “perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo” ha un evidente temperamento rock!

Carmen Consoli su PopOn
Questo è vero anche per te: delle due tournée in cui sei impegnata, ad esempio, direi che sei “più rock” nella versione acustica…
Sono d’accordo con te. I concerti della tournée “Ventunodieciduemilatrenta” sono sperimentali, uso l’elettronica, le tastiere, ma in prevalenza comprendono canzoni d’amore. Mentre nel tour cosiddetto “acustico” eseguo canzoni in cui affronto molte tematiche sociali; c’è Maria Catena, Mio zio, Geisha! Diciamo che col tempo credo di essere diventata più rock abbracciando storie non superpopolari: geishe che si sposano per interesse, stupri in famiglia, donne che vengono giudicate e pregiudicate dal perbenismo, critico la catto-borghesia italiana. Forse sono più sferzante adesso che a vent’anni, quando si riteneva che fossi rock solo perché utilizzavo chitarre elettriche; c’era rabbia, sì, ma sempre rabbia per amori non ricambiati, tradimenti…

Hai citato Mio zio. Contiene una grande ironia sulla Chiesa: l’aguzzino starebbe “in grazia di Dio”.
La Chiesa è fatta da uomini. Anche uomini che sbagliano. Poco hanno a che fare con l’esperienza di Gesù. Gesù è una figura di tutto interesse, tanto che Mauro Pesce, Adriana Destro e Augias ne hanno scritto ultimamente anche in maniera divulgativa. In fondo siamo una società giudaico-cristiana e non possiamo prescindere dalla figura di Gesù, non risalire alla figura storica di questo uomo rivoluzionario. Io non credo in Dio. Anzi non credo che esista un Dio fuori di me, o fuori di te. Oggi Dio è qui, per dirla con un linguaggio cattolico, è nel nostro prossimo.

Eppure in Elettra più di una volta c’è un riferimento alla religione. Forse perché la religione è anche un elemento folk? La processione di Sant’Agata, ad esempio…

Sì, c’è tanto folcklore. Nella processione di Sant’Agata ci sono elementi di paganesimo.
Ti citerò un grandissimo intellettuale siciliano, si chiama Ignazio Buttitta. Scrisse un testo che venne musicato e portato al successo da Rosa Balistreri. Rosa era una grande cantautrice rock che veniva dalla Sicilia; lei saliva sul palco vestita da cardinale, cantando “mafia e parrini si dettero a manu”. Stiamo parlando degli anni ’70. Dell’argomento ne parlo un pochino anche io nella canzone A finestra, in cui a un certo punto arriva il mafioso della zona (mi sono inventata un nome: “Saro Branchia”), detto Re Leone, il prete si affretta a terminare l’omelia perché c’è l’urgenza di dare la comunione a “Sua Maestà”. Ho voluto riprendere questa tematica lanciata da Buttitta. “Inchiniamoci tutti di fronte alla eminenza delinquenziale” (Carmen apre le vocali per marcare l’accento siciliano e mima il gesto dell’inchino reverenziale, ndr).

A proposito di intellettuali, in Mandaci una cartolina ti chiedi cosa avrebbe detto tuo padre dell’Italia di oggi. Ci capita di interrogare chi non c’è più: Pasolini, De André. Ma la classe intellettuale di oggi è così debole?
Non credo. In realtà penso che ci siano tanti intellettuali che esprimono le loro idee. Il problema è che in questi “troiai” tipo Facebook – in cui in una finta democrazia tutti posso esprimere tutto – in questi nuovi media o in televisione, in cui tutto è compresso e ammassato, il messaggio dell’intellettuale viene assimilato alla mischia, purtroppo. Ci sono tanti intellettuali che parlano e dicono cose molto interessanti. Ma nessuno gli dà credito. Anzi alcune volte vengono isolati. Pensa a intellettuali come Saviano, che nel suo paese d’origine è visto malissimo. Questo ragazzo che ha fatto un regalo grandissimo al suo paese, si ritrova smerdato nel suo paese, come Peppino Impastato, solo per aver detto delle cose vere. Noi preferiamo non lavare i panni sporchi, preferiamo stare come stiamo. E se c’è qualcuno che scomoda la verità, ce la prendiamo con lui, non con il delinquente. Preferiamo non sapere la verità sul delinquente. È come se andassimo da un medico, dopo anni di disturbi, lui ci diagnostica una malattia e noi ce la prendiamo col medico.

Hai detto che Janis Joplin e Gabriella Ferri sono tuoi riferimenti. Come mai, secondo te, la Ferri ha terminato la sua carriera nel “Bagaglino” e Janis Joplin è diventata un’icona?
Lo sai che Gabriella Ferri e Rosa Balistreri erano amiche? E rappresentavano una musica che per noi italiani era solo “folkloristica”, in senso sminuente. Invece quella era “world music”. E infatti sono due cantanti italiane conosciute all’estero. Gli italiani un po’ si vergognano delle proprie origini, soprattutto di quelle regionali. Considerano il folk cultura di serie B, mentre Janis Joplin si è presentata col suo accento texano e la sua cultura. Gli americani non si vergognano delle proprie origini e sono riusciti a fare del blues, del country, del rock and roll una bandiera, un vessillo. Noi non ci riusciamo perché cerchiamo di imitare gli altri, come se quello che fanno gli altri sia sempre meglio di quello che facciamo noi.

Carmen Consoli su PopOn
Hai promosso la figura di Rosa Balistreri. Pensi di portare avanti questo progetto?
Io a Rosa la porto nel cuore: è la prima cantautrice italiana. Scriveva le canzoni e si accompagnava con la chitarra. Scappò dalla sua terra e andò a vivere a Firenze. Fu sabotata e non riuscì ad andare a Sanremo. Ci fu uno scandalo quell’anno lì. Celentano per solidarietà non partecipò. Una donna siciliana che ha fatto l’antimafia. Che poi i movimenti della gente coraggiosa, anche di questi fimmini, sono stati molti importanti per l’antimafia.

Circola la voce che tu dovessi essere a Sanremo quest’anno in gara in coppia con Paola Turci…
Non è vero niente. Avrei aspettato a fare uscire l’album, no? E poi non mi avrebbero chiamato come ospite.

Quando non lavori, cosa fai?
Sport, vado al cinema, mi piacciono molto le mostre d’arte. Mi piace molto il teatro. Sono appena stata a vedere il nuovo lavoro di Emma Dante, anche lei siciliana, ma di Palermo.

La Sicilia ha dato un grosso contributo alla musica italiana. Ma secondo te esiste una scuola catanese?
Certo che esiste. Marcata pesantemente da Franco Battiato, ma pesantemente! Con influenze anche fuori da Catania. Max Gazzè, Morgan non sarebbero esistiti senza Franco Battiato. Tutta la nuova scuola romana deve molto a Battiato, caposcuola del testo allucinato, dell’elettronica. Abbiamo una scuola catanese “indie”. Si è parlato di Catania come la Seattle d’Italia. A Catania si facevano chitarre belle. Venivano i fonici più importanti del mondo a registrare. È la città di gruppi super indie come gli Uzeda, i Candida Lilith, che cantano in inglese e hanno venues in America. Il luogo che ha ospitato tantissimi artisti, case discografiche come la Cyclope records. Un via vai di gente. C’è stato un periodo magico alla fine degli anni ’80, inizi anni ’90 in cui è stata davvero un terreno fertile per la musica.

Come hai conosciuto Franco Battiato?
Fu Francesco Virlinzi [produttore discografico di grande sensibilità artistica, prematuramente scomparso, ndr] che mi portò da Franco circa 20 anni fa. Feci anche una sua cover, L’animale, in un album collettivo prodotto dallo stesso Virlinzi. Però, scusami, prima di Battiato ti devo citare Bellini e tutto l’enorme patrimonio di musica lirica che ha prodotto. La scuola catanese c’è, e mischia la cultura araba nell’uso dei minori, la cultura greca e anche la lirica. Ma poi pare che Bellini abbia scritto anche musica popolare, Mi voto e m’arivoto per esempio è scritta da Bellini.

Due tournée. Come mai questa scelta?
Come ti dicevo prima, “Ventunodieciduemilatrenta” è un laboratorio. Volevo fare un esperimento. Un incontro tra l’elettronica e la nostra esperienza chitarristica, perché io vengo dal rock indie. Ho voluto riprendere le mie origini e sperimentare con l’elettronica, ma volevo farlo in pubblico.

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Ogni nuovo album un nuovo look. Che ruolo ha il look nel tuo progetto musicale?
Io sono una superfanatica del look. E’ fondamentale. Deve andare di pari passo col personaggio. Ricordiamoci che i Nirvana non sarebbero esistiti se in America non avessero avuto la necessità di lanciare questo stile che è il “grunge”. Era partita prima la moda che la musica e poi l’hanno associata ai Nirvana. David Bowie, Mick Jagger, Janis Joplin erano super “allookkati”. Robert Plant aveva un look. Io poi da buona femmina sono appassionata dello studio dell’immagine, della proporzione, elementi da accostare. È un mondo bellissimo quello della moda, super affascinante.

Ma passiamo alle domande serie: quanti crack ti fai al giorno?
Ti riferisci alla vicenda di Morgan?

Ovviamente.
Che dire? Italietta. Una persona che dice una cosa… e succede tutto questo. E’ come se sessant’anni fa uno diceva: “Sì, noi abbiamo rapporti prematrimoniali e quindi non pratichiamo l’astinenza”, sarebbe stato additato nello stesso modo. Morgan è un uomo maturo e super intelligente, per cui se ne fa uso, (e se ne fa, perché lui è un provocatore, quindi ho anche dubbi su questo), si gestisce tutto in maniera personale. E più che altro non ci interessa niente. Ci interessa la sua musica. Il problema è che lui ora sembra l’esempio negativo per i giovani, ma i giovani da quando hanno 13 anni hanno già problemi seri di spaccio. A Morgan non lo stanno nemmeno a sentire.

Sostituiresti Morgan a “X Factor” o Grazia Di Michele a “Amici”?
Grazia Di Michele è ad Amici? Non lo sapevo. Pensa che Grazia Di Michele è la mia preferita. Te lo giuro: Grazia Di Michele e Paola Turci sono le cantanti a cui mi sono ispirata quando avevo 13 anni.

Davvero? Eppure mi sembra uno stile diversissimo…
Diversissime Le Ragazze di Gauguin e Bambini? A me sembrano proprio Amore di plastica e le altre cose che faccio io. Sono donne con la chitarra. Due super donne. Poi con Paola ho molte cose in comune.

Con Paola Turci in effetti hai collaborato…
Certo, e ultimamente abbiamo scritto una canzone che andrà nel suo prossimo disco: Nada ha scritto le parole, io la musica.

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