Cristiano De André: ‘L’amore è un angelo con la spada’

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Cristiano De André su PopOn

Intervista di Nicola Cirillo

Premiato lo scorso novembre al MEI come “miglior tour del 2009”, “De André canta De André” sta continuato a macinare date su date anche nel 2010, riempiendo piazze e teatri di tutt’Italia. Cristiano De André, dopo anni di silenzio, ha ripreso l’opera del padre e con l’aiuto di validissimi collaboratori (tra tutti Luciano Luisi) ha riarrangiato alcune di quelle canzoni, riuscendo nel difficilissimo compito di rivestirle di un suono internazionale pur mantenendosi fedele allo spirito narrativo originale.
Siamo andati a sentirlo a Prato in Piazza

del Duomo e, come al solito, ha registrato il “tutto esaurito”. Un affetto ricambiato: quasi tre ore di concerto, tra aneddoti e una scaletta fittissima di canzoni che sono diventate, oramai, patrimonio di noi tutti.
Uno spettacolo semplice e di qualità eccellente: sonorità più vicine a un certo rock anglosassone (Coldplay, Radiohead) che hanno lasciato lo spazio a un set più “mediterraneo” nella parte centrale del concerto, fino ad arrivare a un bis sorprendente in cui Il pescatore è stato declinato in una versione addirittura “punk”.
Per ciascuna di queste vesti sonore Cristiano De André si è cimentato con chitarre, bouzouki, violino, pianoforte, diretto da un regista d’eccezione: quel Pepi Morgia che è già stato regista di tutti gli spettacoli del padre (dalla prima data della Bussola del ‘75, al tour con i New Trolls e la PFM, fino all’ultimo tour fra teatri e palasport).
Al termine del concerto abbiamo raggiunto Cristiano dietro le quinte, stanco ma “carico” dell’affetto del pubblico, che lo ha richiamato sul palco per numerosi bis e ha continuato ad acclamarlo a lungo (anche durante la nostra intervista).

Cristiano, quando hai pensato a questo progetto ti aspettavi tutto questo entusiasmo del pubblico?
No, anzi, ero terrorizzato! Ho pensato “mi prenderò una di quelle sassate…”. Toccare mio padre, rifare gli arrangiamenti delle sue canzoni non è cosa semplice. Farli accettare al pubblico che si è affezionato a quelle versioni originali… Poi, pian piano, invece è cresciuto questo affetto e come vedi continua. Ed è una cosa meravigliosa, un sogno che si avvera.

In questi anni tanti artisti hanno ricantato le canzoni di tuo padre, ma non ho mai visto tutto quest’entusiasmo. Tu come lo spieghi?
Io ho dei cromosomi come suoi. Cantare mio padre non è cosa semplice: aveva un timbro di voce speciale, “divideva” in modo particolare e io, forse perché sono suo figlio, so come faceva. Io mi avvicino al suo modo di cantare, ovviamente senza arrivarci, lui era unico. Forse il fatto che sono suo figlio piace alle persone. Magari piacciono i miei arrangiamenti, non so. È un misto di cose. Anche io comincio a farmi delle domande. Ora col mio prossimo disco vedremo cosa succede: se il pubblico è affezionato solo a questo progetto o se mi seguirà anche su altre cose…

Cristiano De André su PopOn
Nell’ultimo tour tuo padre si dichiarava un po’ sconfortato. Diceva “ho cantato contro la guerra, contro le ingiustizie, la povertà, ho parlato delle minoranze, dell’emarginazione, ma vedo che nonostante quello che io e altri miei colleghi abbiamo scritto e cantato, non è successo assolutamente niente”. E’ inutile, allora, cantare questi argomenti?
No, non è inutile. Perché ai concerti vedo ragazzi di 15 anni e persone di 60 anni. Ha avuto un momento di sconforto, ma io gli direi: “Papà ti sei sbagliato: ci sono ragazzini di 13 anni che oggi conoscono a memoria le tue canzoni!”. Ci troviamo in una crisi terribile e mi dà fiducia il fatto che dei ragazzi oggi condividano quelle parole. Credo molto in questa nuova generazione.

Nel tuo lavoro di autore, dunque, credi che sia importante insistere su questi argomenti? Ce ne sono di nuovi che devono essere raccontati?
Ci sono molte cose da raccontare. Credo che il nostro mestiere abbia una cosa fondamentale alla base: abbiamo la fortuna di dialogare con tante persone, di avere un seguito a cui poter raccontare la nostra storia, quello che ci passa accanto… non solo cuore e amore. Ci sono argomenti importanti, da trattare anche con leggerezza o con il sorriso. È giusto raccontare il nostro tempo e magari credere, in qualche modo, di poterlo cambiare.

Sul palco hai parlato di una crisi culturale del nostro Paese…
In Italia la cultura viene presa in maniera sbagliata. Funziona più la moda che l’arte! È un grandissimo problema! Siamo relegati, come se fossimo dei dementi. Ma dobbiamo essere fiduciosi… devo essere fiducioso altrimenti mi tocca cambiare Paese.

Eugenio Finardi, che allora apriva i concerti di tuo padre, lo convinse a cantare sul palco Bandiera rossa. Come possiamo convincerti a ripetere l’esperienza?
Eh eh… bisogna trovare qualcuno che poi canti Addio Lugano bella (canzone simbolo del movimento anarchico, ndr). Se conosci tutto l’aneddoto, sai che papà cedette alle insistenze di Finardi e cantò Bandiera rossa, ma Eugenio Finardi dovette cantare Addio Lugano bella. Anche io mi sento anarchico, davvero!

Cristiano De André su PopOn
In molti si chiedono quanto Fabrizio ci sia in Cristiano. Vorrei provare a capovolgere la domanda: quanto Cristiano c’era in Fabrizio? Quanto hai contribuito anche al lavoro di tuo padre?
Si fidava di me. Mi ha riconosciuto come artista, come musicista, e ha “scelto” di lavorare con me. Ho curato molti arrangiamenti. Nell’ultimo periodo, poi, è nato un rapporto diverso con lui. Peccato che se ne sia andato così presto, avevo ancora tante domande da fargli. Anche lui forse ne aveva. Perché stavamo parlandoci della nostra vita come mai era successo prima. Questo progetto musicale che sto portando avanti per me è ancora un filo invisibile, è ancora un modo per parlargli, per fargli delle domande e ottenere delle risposte. E ogni tanto capita che arrivino.

Hai scelto canzoni popolari, di contenuto sociale, ma anche canzoni più intime, come Amico fragile. Qual è stato il percorso sentimentale che ti ha portato a fare questa selezione?
Ho scelto canzoni che sentivo mie. Vedi, Amico fragile è molto vicina a me, racconta un periodo difficile della mia vita degli ultimi anni. Mi sento protagonista delle canzoni che ho scelto. Sono le canzoni più vicine a quello che ho passato, a quello che ho visto, a quello che mi ha emozionato.

Dori Ghezzi l’anno scorso affermò che oggi Fabrizio scriverebbe un disco di canzoni d’amore. Ma siamo sicuri?
(Sorride) Mio padre aveva in mente un sacco di cose; anche altre cose un po’ più dure. Poi l’amore c’è sempre di base, ma l’amore, a volte, è un angelo con la spada.

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