Peppe Voltarelli: ‘Difendo la mia Onda Calabra’

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Peppe Voltarelli su PopOn

Intervista di Nicola Cirillo

Abbiamo incontrato Peppe Voltarelli al termine del concerto che ha tenuto a Firenze, nell’ambito del tour “Ultima notte a Malà strana” con Finaz (Bandabardò) e Paolino Baglioni. Era anche il giorno di uscita del film “Qualunquemente” a cui il cantautore calabrese ha prestato Onda calabra, una delle canzoni più popolari del suo periodo con Il Parto delle Nuvole Pesanti. Ma proprio Peppe Voltarelli si dissocia dalla nuova versione del brano e dall’uso che ne è stato fatto e noi di PopOn abbiamo colto l’occasione di quest’intervista per farci spiegare il perché.

Peppe, un nuovo disco, ma torna ancora il tema dell’emigrazione. Come mai quest’attenzione per l’argomento?

L’emigrazione è un viaggio, un viaggio all’interno della terra. Un viaggio fisico, ma anche un viaggio alla ricerca di una traccia che riporta all’origine, di un’origine possibile, sostenibile. Un viaggio di scavo interiore.

Tu che hai viaggiato molto e incontrato tanti emigranti forse puoi raccontarci come vedono l’Italia dall’estero.

Gli emigrati sono attaccati all’Italia in maniera quasi morbosa. Nonostante tutte le ragioni che li hanno spinti ad andare via hanno un amore quasi filiale. I conflitti nascono proprio da questo grande amore per la propria terra. La comunità italiana all’estero è molto pittoresca, buffa ma nello stesso tempo solida, conserva delle cose positive e negative, ma conserva. La conservazione è preziosa, nella conservazione si inserisce la riflessione e il pensiero.

Ma tu racconti anche di un “Paese dei ciucci”.

Il Paese dei ciucci è più un paese immaginario, con cui tutti giornalmente combattiamo: il Paese dell’ignoranza, dei pregiudizi, dei soprusi, di sfruttamenti, dei maltrattamenti. Ma non nascondo che paese dei ciucci è anche un concetto legato al ricordo di quando eravamo alle elementari, quando quelli che andavano male li mettevano nell’angolo. Adesso si sono invertii i ruoli, i ciucci si stanno riscattando e i bravi vanno dietro la lavagna.

Peppe Voltarelli su PopOn

E’ uscito nelle sale “Qualunquemente”, il film di Antonio Albanese a cui hai prestato la tua canzone Onda calabra. Ma hai voluto pubblicare una lettera in cui te ne dissoci. Cosa c’è che non va?

Io non condivido l’idea che una canzone che ha un testo legato alla poesia dell’emigrante, al suo lamento moderno sia invece correlato all’immagine di questo politico arrogante, corrotto, alla malavita. Nel mio immaginario l’emigrante è una persona onesta, ha il cuore libero. Devo difendere questa canzone.

Ma è anche vero che gliel’avete concessa. Quali erano gli accordi?

Guarda, ci hanno contattato a luglio per dire che volevano usare il pezzo nel film. Poi non ne ho saputo niente fino a dicembre. Appena ho visto il video, il 22 dicembre, ho chiamato la Fandango per dirgli che non mi riconoscevo nel brano, che avevo bisogno di chiarimenti, ma loro hanno detto che oramai avevano già fatto tutto. Io non voglio dar fastidio ad Antonio Albanese o a tutti quelli che hanno lavorato al film, ma parlo per tutelare la mia storia, la canzone e chi in quella canzone riconosce qualcosa, una speranza. Soprattutto in questo periodo molto difficile. Così ho scritto quella lettera per rivendicare l’autenticità e il senso del mio testo. Per il resto posso dire che apprezzo Antonio: è un grande artista e spero che continui ad avere tanto successo.

Come pensi che si risolverà allora la faccenda?

Non so. Ho avuto sollievo dal fatto che centinaia di persone mi hanno scritto per sostenere le ragioni della lettera. Non è una battaglia di numeri, ma una battaglia di contenuti, di passione e nessuno ha il diritto di calpestare e di sviare i contenuti che sono così profondi e importanti per noi. Poi noi siamo calabresi, e siamo molto permalosi. Noi possiamo anche parlar male della nostra terra, ma se lo fa uno che non viene dalla nostra terra noi siamo un po’ matti. Credo che in Antonio ci sia buonafede non l’ha fatto con sentimenti negativi e spero che questa querelle si risolva presto e che ognuno nella propria strada possa costruire percorsi di espressione libera, ma cose di qualità, di bellezza.

Andrai a vedere il film?

Non lo andrò a vedere. Poi non so. Forse tra cinque o sei anni. Non sono stato bene in questi 20 giorni in cui è cominciato il battage pubblicitario. Non l’ho vissuto bene, mi ha tolto un po’ della mia storia, mi ha tolto energia, grinta.

Peppe Voltarelli su PopOn

Che poi Cetto La Qualunque è calabrese, mentre nella realtà questo tipo di politici non ha una provenienza così ben definita…

Cetto La Qualunque è un personaggio vecchio, degli anni 60, quasi romantico oramai. Io non posso odiarlo, fa tenerezza. Io odio l’idea che la gente si distacchi dall’amore per le proprie cose. Mi disgusta il motore del malaffare come una spinta per fare andare le cose e mi disgusta che il sud venga rappresentato solo così.

Finalista Tenco con Distratto ma però, Premio Tenco per Ultima notte a Mala strana. Che rapporto hai coi premi?

Il Tenco è un luogo magico in cui mi sento a casa, tanti amici con cui mi confronto e da cui imparo. Pensa che grazie al Tenco ho avuto il privilegio di conoscere personaggi di cuna caratura altissima come Sergio Endrigo, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, persone che hanno segnato momenti importanti nella storia. E la storia è quella a cui voglio fare riferimento, solo con la consapevolezza della storia poi si può anche essere leggeri.

In questo tour ti accompagnano Finaz e Paolino Baglioni. Non proprio turnisti…Ti manca forse la dimensione della band?

Non mi manca la band. Con loro posso portare avanti progetti che possono durare 3 giorni o due anni. Progetti in cui cerchiamo di mescolarci, di fonderci. Il concetto di turnismo non appartiene a questo viaggio. Intorno a me voglio amici e persone che mi vogliono bene. Anche persone disponibili alla sfida, alla musica come prova, come competizione.

Ma ti senti un po’ anarchico?

Mi piace il testo di Leo Ferrè, e poi chissà forse sono anche anarchico.

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