Susanna Parigi: ‘Non conosco la rassegnazione’

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Susanna Parigi su PopOn
Intervista di Nicola Cirillo

Susanna Parigi ha scritto un album di rara bellezza. Si intitola La lingua segreta delle donne e trae ispirazione dal Nushu, una lingua che anticamente in Cina era conosciuta e utilizzata solo dalle donne. È il pretesto per scandagliare ancora una volta l’universo sentimentale femminile attraverso la musica. In attesa del tour di presentazione (che comincerà il 30 aprile alla Feltrinelli di Firenze, per proseguire in maggio nelle principali città italiane) abbiamo incontrato la cantautrice fiorentina per farci raccontare qualcosa di più sulla sua ispirazione.

Susanna, quando hai scoperto il Nushu e cosa ti ha affascinato di questa storia?
Ho letto un articolo che parlava di questa lingua, in Cina, che veniva trasmessa da donna a donna e che era sconosciuta agli uomini. Da quel momento ho iniziato la ricerca, chiedere informazioni per cercare di capire. La prima domanda è stata: “Come mai delle donne sviluppano un linguaggio che gli uomini non devono capire?”. Così ho scoperto che la vita delle donne cinesi era difficilissima, che sposarsi era spesso una condanna, venivano allontanate dalla famiglia, spesso per una vita non parlavano con il marito, venivano fasciati i piedi rendendole quasi storpie fin da piccole… insomma questa “sorellanza” – come loro la chiamavano – era un modo per sopravvivere. Certo che in occidente noi siamo delle privilegiate in confronto, ma quell’eccesso di dolore mi ha permesso di raccontare un malessere strisciante anche dove questo eccesso sembrerebbe non esserci, e cioè qui da noi. Per essere più chiara in questo disco forse, riassumendo, ci sono due figure di donne. Una forte, con una forza che si alimenta di memoria e condivisione, una vittima di condizioni ingiuste e soprusi.

La lingua segreta delle donne fa riemergere un po’ alcune tematiche femministe: la forte contrapposizione con L’uomo senza qualità, ad esempio. Ma se siamo arrivati a questo punto nella nostra società, possiamo dire che il femminismo ha sbagliato qualcosa?
Non mi piacerebbe se si parlasse di me come di una femminista, ma solo perché non mi sento di appartenere a nessuna categoria. Ma alle femministe noi dobbiamo tanto. È che molte di noi non lo sanno. Certe acquisizioni sembrano lì da sempre e non si sa bene quanta fatica e sangue siano costate. Se pensi che prima del 1945 noi donne non potevamo votare! Credo che il femminismo abbia sbagliato a pensare di condurre una battaglia senza l’uomo e contro l’uomo. Io non riesco a pensarla così. Amo gli uomini e credo che l’unica possibilità per noi sia fare un cammino di comprensione insieme a loro. Non tutti gli uomini sono “senza qualità”. Quello della canzone è un uomo vorace, che ama il bottino di guerra, l’accumulazione di oggetti, il potere e non la potenza. Compra ma non ama. Non riuscirò mai a capire come mai nella storia, nelle religioni, siamo sempre state considerate degli animali, delle “non persone”. È la domanda che si pone spesso anche Simone De Beauvoire non riuscendo a giustificare tutto con la supremazia della forza maschile. Un altro errore secondo me è che alcune femministe, a un certo punto, si sono trasformate, ma talmente trasformate che adesso guardano “Il grande fratello” e crescono le figlie con abiti firmati.

Susanna Parigi su PopOn
E magari può accadere che per ottenere una borsa di Luis Vuitton ci si prostituisce. Ci sono anche donne senza qualità?
Si. Forse sono donne che non distinguono una carezza onesta dalla violenza di una compravendita, o la differenza tra un uomo che ti ama e un uomo che ti compra. Per certi versi mi fanno pena. Sono le donne più visibili, ma ce ne sono tante altre, nascoste, che sanno che solo una donna insoddisfatta ha bisogno di lussi.

Nel brano che apre il cd, Liquida, fai riferimento alla tua famiglia, alle tue origini e a una società più “contadina”. C’è un po’ d’orgoglio, ma forse anche una certa nostalgia. E’ così?
C’è un segreto che forse è meglio non svelare. Non c’è nostalgia, c’è continuità, amore per l’altro, passato e futuro insieme, terra e un abbraccio che attraversa il tempo

Petite madonne è dedicata a Sakineh Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte, la cui storia ha emozionato il mondo. Come è nata questa canzone?
Un notte mi sono svegliata e avevo in testa un brano e lo sentivo esattamente, e riuscivo a decifrarne tutta la parte di pianoforte. Ho detto: “Cosa faccio? Mi alzo e non dormo più? Però se non mi alzo, lo perdo”. Così mi sono alzata e l’ho scritto. La cosa strana è che l’ho pensato in francese. Ma io il francese non lo conosco. La sera mi ero addormentata leggendo “Mille splendidi soli” e collegare la storia di Sakineh a questa canzone è stato immediato.

Stai portando avanti con successo una forma di Teatro canzone: l’anno scorso sei stata selezionata per il Festival Gaber. L’arte deve far riflettere?
Io cosa deve fare l’arte proprio non lo so! Io faccio solo quello che mi sento. Ma se soltanto qualche persona uscisse da un mio concerto con una domanda in più, io sarei felice. Forse scrivo così perché è vero che nasco musicista, ma amo la letteratura e ho fatto teatro. È difficile per me pensare di scrivere scollegata dal mondo che mi circonda. Non conosco la rassegnazione e finché avrò forza cercherò di fare in modo che accada qualcosa di meglio. Non importa se sono piccola. Tanti piccoli insieme posso fare tanto.

Susanna Parigi su PopOn
Sei entrata nel mondo discografico relativamente tardi. Quando è nata in te la necessità di esprimerti?
A tre anni e mezzo già cantavo e i miei genitori mi hanno portata a lezione di canto a quattro anni. Poi però ho avuto molti anni di pausa in cui mi sono diplomata in pianoforte. Poi ho fatto tour importanti con Riccardo Cocciante e Claudio Baglioni ed è per questo che ho iniziato un po’ dopo.

Per cosa senti di dover ringraziare loro e gli altri grandi musicisti con cui hai collaborato?
Perché stando al loro fianco, sera per sera, mi hanno insegnato la professionalità, la perfezione, il non sottovalutare niente: lavorare, lavorare e lavorare incessantemente.

C’è qualche cantautrice che nel passato ti ha particolarmente ispirato?
Kate Bush era la mia preferita.

Anche in Italia, soprattutto negli ultimi tempi, è aumentato il numero delle cantautrici, eppure si canta ancora poco il femminile. Sei d’accordo?
Sono molto d’accordo. Credo che tuttora ci sia un ancorarsi a certe strutture di scrittura e linguaggio maschili. È per questo, no, che ho scritto la lingua segreta delle donne? [ride, ndr] Mi dicono che forse sono l’unica al momento in Italia ad avere anche una forma di linguaggio femminile, addirittura qualcuno ha scritto “un’overdose di sensibilità femminile”. Io non so se è vero. Hanno coniato apposta per me anche questa definizione “Pop letterario” perché non sapevano dove collocarmi, tanto sono strana. Comunque ci lavoro da tanto tempo, addirittura dal primo cd e non è strada facile.

Tra le tanti interpreti dell’ultima generazione mi vengono in mente Malika Ayane, Noemi, Nathalie, Emma, Giusy Ferrery, Alessandra Amoroso. Per chi scriveresti una canzone?
Per Malika Ayane sicuramente, però anche per Giusy Ferreri…

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