Forse è meglio se vado a dormire davvero

by , under Michele Monina

La rubrica di Michele Monina su PopOn

Io la sera mi addormento, e qualche volta sogno, perché so sognare. Così cantava diciannove anni fa una quantomai ispirata Fiorella Mannoia in “Treni a vapore”, brano scritto per lei da un sempre ispiratissimo Ivano Fossati. Io non dormo quasi mai, causa un’insonnia che mi accompagna suppergiù dallo stesso periodo in cui uscì l’album omonimo che conteneva quel capolavoro, e di conseguenza non sogno praticamente dagli anni Ottanta.
Dicono che è vero che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando. Così canta oggi un quantomai

ispirato Lorenzo Jovanotti nel brano “Ora”, che dà il titolo al suo ultimo ispiratissimo album. Una di quelle canzoni in cui il nostro gioca con le parole, facendo un elenco di cose belle e cose brutte, contrapponendole. Frasi tipo “dicono che è vero che ad ogni speranza corrisponde stessa quantità di delusione” o “dicono che è vero che ad ogni entusiasmo corrisponde stessa quantità di frustrazione”. Una gran bella canzone contenuta in quello che, a parere di chi scrive, è uno degli album più belli usciti negli ultimi tempi.
Ma non è di “Ora” che sto parlando oggi. No, è dei sogni e del cinismo.

Proverò a farlo a partire dai testi di queste due canzoni. Magari ipotizzando un teorema, caduco come ogni teorema che prenda vita dai testi di due canzoni.
Io non sogno, se ne faccia una ragione Fossati. Come l’entusiasmo ha come sua nemesi la frustrazione, l’essere sognatori ha come sua nemesi l’essere cinici. Io non sogno, io sono cinico.
Ci sta. Del resto ho sempre giocato, anche nel lavoro, la carta del cattivo, quello che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. Chi di voi avesse avuto la sventura (qui in realtà gigioneggio, sappiatelo) di leggere il libro “Tangenziali”, che ho scritto con Gianni Biondillo, nel quale raccontiamo di un nostro strampalato giro a piedi intorno alle tangenziali di Milano, avrà notato come io abbia giocato tutto il tempo a fare quello disincantato, ruolo il mio messo ancora più in risalto dal romanticismo estremo del mio collega. Lui innamorato di Milano, io il cinico cui tutto fa cagare.
Sarà che quando ero poco più che un bambino hanno sparato a John Lennon, quello che cantava anche con una certa enfasi, “puoi dire che sono un sognatore, ma non sono certamente il solo”, e uno in qualche modo deve trovare il modo di mettersi in salvo da pazzi paranoici armati di pistola.

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Sarà che Frank Miller (ma anche Tim Burton) m’ha fregato, e l’idea di far vedere cosa si trova sotto il costume da Batman mi è sempre sembrato fuoriluogo. Sarà che sono nato e cresciuto in un paese in cui mostrare i sentimenti è da ricchione, e che se le alternative sono quelle gentilmente offerte da chi applica il salto della quaglia e passa direttamente dal tenere i propri sentimenti nascosti allo spiattellarli a tutti, magari attraverso canzoni mielose, alla Gigi D’Alessio, o peggio andando a piangere in televisione in uno di quei programmi alla Barbara D’Urso, allora meglio fingersi duri alla Bruce Willis e tanti saluti a tutti.
In realtà mi occupo di musica proprio perché non so sognare. E non so sognare perché non so dormire, come già spiegato nelle prime righe di questo scritto. Accendo lo stereo, il computer, il lettore MP3 o l’autoradio, parte la musica e sogno, senza neanche bisogno, poi, di ricordarmi cosa ho sognato, nel caso mi venisse la malsana idea di andare in seduta da uno psicoterapeuta. Sogno con le parole di Ivano Fossati, come con quelle di Jovanotti, e se proprio qualcuno dovesse finire in analisi, semmai, sarebbero loro.

Poi, è chiaro, a volte capita che faccio sogni sbagliati, come quando uno ha mangiato pesante a cena, peperonata con tonno, e la notte è in preda agli incubi, e questo capita quando, inavvertitamente, mi capita di sognare ascoltando brani, che so?, scritti da Pierdavide Carone o cantati da Pupo, ma quelli sono i tipici inconvenienti della vita, uno lo sa e sa anche che non ci si può far niente. Per ora, quindi, mi limito a sognare ascoltando “Ora” di Jovanotti, nella speranza che invecchiando, da buon cinico quale sono, diventerò un sognatore. Che non sia il caso di passare al Valium?

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