Decadancing

by , under Disco di inediti

Ivano Fossati su Popon

EMI, 2011

Questa è una recensione. La direttrice, quando mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto scriverla, ci ha tenuto a sottolineare che avrei dovuto scrivere una recensione del cd, non uno dei miei soliti sproloqui. Quindi questa è e rimane una recensione, almeno nelle intenzioni. Del resto è uscito il nuovo album di Ivano Fossati, uno degli autori italiani più imporanti di sempre, è normale che PopOn gli dedichi una recensione. Ma questa non può essere una recensione normale, a prescindere dal fatto che

a scriverla sia io, che di recensioni normali, stando alle raccomandazioni della direttrice, non sono esattamente un esperto. Decadanging, infatti, non è solo il nuovo album di Ivano Fossati, ma è anche l’ultimo album di Ivano Fossati. Non perché esca postumo, ci mancherebbe altro, ma perché Ivano Fossati ha annunciato da Fabio Fazio, a “Che tempo che fa”, che con la tournèe che seguirà l’uscita di Decadancing, si ritirerà per sempre dalle scene. E lo farà per un motivo che, lo vedremo tra poco, fa di lui non solo uno dei pià grandi autori di canzoni che il nostro povero paese abbia mai visto nascere, ma forse uno degli ultimi artisti etc etc. Perché Fossati si ritira appena compiuti i sessant’anni per un motivo semplice: non è più così sicuro di essere in grado di continuare a fare il proprio lavoro con la stessa passione del passato. Parole che, in un paese come il nostro con un Presidente della Repubblica che ha sfiorato la prima guerra mondiale e un Presidente del Consiglio che da almeno un decennio ha la tessera dell’Anica Agis per pagare il biglietto ridotto al cinema (cinema suoi, va detto) suona davvero come un bicchiere d’acqua fresca nel deserto. Fossati si ritira perché vuole vivere e basta, senza dover star sempre lì a guardare tutto con l’attenzione di chi poi ci deve raccontare il reale. Fossati si ritira e lo fa con un album che, lo dico con la schiettezza di chi ama, lo riporta a grandi livelli dopo almeno un decennio sottotono, con lavori sempre di alto livello, ma non abbastanza di alto livello per competer con roba come Discanto, La pianta del tè, Macramè, Lindbergh e tutto quello che avrete ben chiaro in mente. E dire che quel titolo, Decadancing, quando per la prima volta l’ho letto mi ha fatto venire i brividi lungo la schiena, brividi di paura. Mi sembrava, lo confesso, uno stupido giochetto di parole. Un calambour che prometteva niente di buono. Invece, basta ascoltare il brano d’apertura, Laura e l’avvenire, per capire che siamo di fronte a un gran saluto d’addio, un addio scritto da chi in passato ha regalato alle nostre orecchie grandissimi addii come E non finisce mica il cielo, mica bruscolini. Decadancing, apparentemente un album tutto votato al privato, è in realtà una perfetta fotografia dell’oggi italico, la fotografia di un paese in decadenza, ma con lo sguardo amorevole di chi non può non provare empatia per la propria terra. Che si tratti di ballate come Nella terra del vento (“grazie per le rose d’inverno/ in un momento fiorite/ e in un giorno appassite di nuovo”, cazzo, chi ci darà incipit così, da domani in poi?) o Settembre, o brani più mossi come La decadenza e Quello che manca al mondo (i brani pià smaccatamenti politici dell’album), Fossati si accommiata da noi con una manciata di canzoni di altissimo livello, da par suo.
Un mondo senza Fossati, è chiaro, sarà sicuramente più triste, povero e privo di intuizioni ed emozioni. Ma le canzoni scritte in passato ci sono e rimangono. In cuor mio, al momento, ho sperato in un ripensamento. Come per certe band americane, che si sciolgono, ma poi tornano sempre insieme, dopo qualche anno. In verità mi auguro di cuore che Fossati non torni sui suoi passi, che si compri una barca e si goda la vita, lui che così tanto ha fatto godere noi appassionati di musica. Chiudo questa recensione-recensione con una frase presa da La disciplina della terra, brano che, insieme a Il bacio sulla bocca da soli varrebbero una carriera. In quel brano che dava il titolo al suo cd del 2000 Fossati cantava, senza ironie, “a me pagano il giusto in questa vita mi pare/ anche per vedere bene/ per inseguire e per ascoltare”. Parole sante, Ivano. Grazie di tutto e buona vita a te.

Scritta da Michele Monina

Tracklist:
* La decadenza
* Quello che manca al mondo
* La sconosciuta
* Settembre
* La normalità

* Laura e l’avvenire
* Un Natale borghese
* Nella terra del vento
* Se non oggi
* Tutto questo futuro

PopOn consiglia l’ascolto di Laura e l’avvenire!

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