Senza titolo

by , under Disco di inediti

Luca Carboni su Popon

RCA/Sony Music, 2011

L’ascolto di Senza titolo, il nuovo album di inediti di Luca Carboni può far sperimentare una specie di déjà-vu, non solo per le atmosfere sonore, legate per lo più all’uso della programmazione negli arrangiamenti (molto in voga nel periodo di maggior fecondità e successo del cantautore bolognese) e non solo per il ritorno di quel “doler cantando” con cui ha caratterizzato la sua interpretazione, ma soprattutto per il linguaggio semplice, poco costruito con cui aveva fatto breccia nel cuore dei

teen ager degli anni ottanta e novanta, e che ritorna inspiegabilmente anche in questo disco. Non me lo spiego, perché do per scontato che la maturazione sentimentale di ognuno passi anche per i codici con cui decide di esprimersi. Per Luca Carboni questa regola non vale: alla soglia dei cinquantanni i suoi versi conservano la genuina spontaneità dell’adolescenza e sembra che raccontino stati emotivi, più che sentimenti che abbiano fatto il loro corso: “mi piace che un’altra estate arriverà”, “come sono stato male davvero un dolore bestiale”, “cazzo che bello l’amore”, sono espressioni che hanno un che di liceale, messaggi di stato delle bacheche di Facebook, messe lì a raggranellare qualche “mi piace” e qualche commento solidale di compagni di classe, o poco più. Il cd, tuttavia, si ascolta piacevolmente: Luca Carboni conferma un grande talento nella scrittura di brani orecchiabili, tormentoni tormentati che con un po’ di rotazione radiofonica in più diventerebbero hit di sicuro: “Non finisce mica il mondo dove finiscono le strade” (Dove finiscono le strade) di per sé è un’intuizione che basterebbe a se stessa (e in effetti intorno alla frase la canzone non si sviluppa adeguatamente), così come il refrain dei pezzi più ironici Fare le valigie e Cazzo che bello l’amore ripetono lo schema dei brani più popolari, come Mare Mare o Silvia lo sai, in cui prevale la ripetizione di piccole frasi melodiche, facili da ricordare. Si ricorda il motivetto (anzi non si riesce a farselo passare dalla testa), ma nulla di più.
Se continuasse l’effetto déjà-vu, però, potremmo immaginare di girare il disco. Il lato B ha altro spessore: Riccione-Alexander Plaz è la riflessione amara sulle illusioni degli anni ’80 e – tutto sommato – sull’insuccesso della sua generazione, incapace di prevedere i cambiamenti in atto; Liberi di andare è una canzone finalmente introspettiva, cantata “per elevazione”. È anche una prova – non del tutto riuscita – di interpretazione: pure in difetto di intonazione risulta intensa, emozionante, ma non abbastanza a far dimenticare un arrangiamento da “demo”. L’arrangiamento penalizza anche l’ultimo brano, Madre: un soul struggente dedicato alla madre scomparsa che alterna immagini di una tenerezza commovente a respiri carichi di speranza.

Scritta da Nicola Cirillo

Tracklist:
* Non finisce mica il mondo
* Provincia d’Italia
* Fare le valigie
* Per tutto il tempo
* Cazzo che bello l’amore

* Senza strade
* Riccione-Alexander Platz
* Liberi di andare
* Una lacrima
* Madre

PopOn consiglia l’ascolto di Madre!

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