Anatomia femminile

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Anatomia Femminile su Popon

Nda Press, 2011

Parlare del corpo delle donne di questi tempi è impresa ben ardua. Basti solo digitare sul motore di ricerca il titolo di quest’opera (Anatomia Femminile, Nda Press) per materializzare quintali di quelle immagini goderecce e lussuriose a cui lo spettacolo televisivo, sociale e politico ci ha ormai assuefatti. Ma il corpo delle donne non era stata una conquista? Lo era, certo, finché il troppo non ha stroppiato. Finché le immagini di seni, gambe, natiche e bocche lascive non sono arrivate a

scandire ogni prodotto, notizia o dibattito della quotidianità. Sarà per questo che la cosa più normale di questo mondo (una descrizione sonora dell’anatomia femminile, realizzata per singole canzoni – una per ogni parte del corpo – da ventitré musiciste italiane e poi raccolta in un libro+cd grazie all’inventiva di Michele Monina) assume oggi la portata di una piccola rivoluzione culturale. Non è un’iperbole: Anatomia femminile è lo spettacolo più lussurioso e intrigante che l’attuale industria culturale ci possa offrire. Una descrizione inedita e analitica del corpo femminile, costruita attraverso il sovrapporsi di molte voci e il ricorso al più antico degli strumenti di piacere sessuale: la creatività. Ci si perderà nella lingua multiforme di Ila&the happy trees (coi suoi odori e il fascino di una genovese Creuza de ma,Lingua è di sicuro una delle prove migliori del disco). Si scoprirà sulle note di naSo per caSo la linea del naso di Elisabetta Citterio, per poi guardare più in giù nella scaletta, verso il sesso di Roberta Carrieri (La mia figa), spiegato da La volta del cielo delle curve di Airin, dai segni sulla pelle (If) di Alessandra Machella, i polsi Rosso amarena di Charlotte, in un elenco che sarà comunque poco esauriente. Poiché l’Anatomia femminile nel suo insieme è un quadro olistico inscindibile, fatto di pezzi autonomi la cui somma non potrà restituire la potenza narrativa dell’insieme. Deus ex machina è l’atto d’amore che Michele Monina dedica a sua figlia, nel tentativo di spiegarle il mistero di un corpo che cambia natura, ricorrendo alle parole, alla musica e la creatività delle artiste conosciute in tanti anni di critica musicale. Ricorrendo a nomi a volte già affacciatisi al mainstream, altre volte inspiegabilmente sconosciuti ai più. Una specie di leva cantautorale degli anni Zero ma tutta al femminile, e non certo per opportunità o sessismo, bensì per manifesta padronanza dell’argomento trattato. Perché il corpo delle donne, lo ammetterebbero poeti e musicisti, agli uomini è dato di cantarlo ma è alle donne che in ultima istanza spetta capirlo. E magari tentare di spiegarlo. Con un’opera maiuscola che, presumibilmente, e non ce ne vogliano autori ed editori, resterà nascosta ai più. Peccato per loro. Ai fortunati resterà la piacevole sensazione di una scoperta straordinaria: la musica donna mostra orizzonti che nessun trucco, schermo o fotoritocco sapranno mai restituire.

Scritta da Simone Arminio

Tracklist:
* Andrea Mirò – Quello che gli occhi Andrea Mirò
* Ila & The Happy Trees – Lingua
* Emyl – La pelle
* Marian Trapassi – Senza ali ai piedi
* Teresa Katres Capuano – Il piano b
* Micol Martinez – Sui miei fianchi
* Pilar – Labbra
* Elisabetta Citterio – naSo per caSo
* Jolanda Moletta – Universe
* Ilaria Pastore – Sulle mie gambe
* Missincat – Tu con me
* Roberta Carrieri – La mia figa
* Airin – La volta del cielo
* Jessica Lombardi – My darling
* Ilenia Volpe – La croci-finzione
* Alessandra Machella – If (segni sulla pelle)
* Maria Lapi – Madreamante
* Roberta Cartisano – L’abbraccio
* Charlotte – Rosso amarena
* La Tarma – Spalle forti (Pharmakon)
* Kali – Perfect light
* Eleonora Tosca – L’ombelico
* Veronica Marchi – Faccia di donna

PopOn consiglia l’ascolto di Lingua di Ila & The Happy Trees!

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