Cattivi guaglioni

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99 Posse su Popon

Novenove / Artist First, 2011

I 99 Posse sono rinati, evviva i 99 Posse. Lo gridavamo sinceri il giorno in cui sono tornati su un palco e lo facciamo tuttora. Anche se questo Cattivi guaglioni (Novenove / Artist First) non è tutto oro, nonostante luccichi. E anche se lo sguardo fisso su di un presente troppo presente (si parla di Primavera araba, di Tav in Val di Susa e di San Precario) non ha lasciato tempo a una ricerca musicale più propositiva e matura. I Novenove, insomma, sono in upload e “cercano tiempo”.

La macchina funziona: è come quelle motorette a cui quarant’anni di magazzino polveroso non hanno fatto un baffo, basti solo spolverare lo spinterogeno, oggetti poveri e resistenti d’altri tempi! Eppure qualcosa manca o non è ancora tornato. E siccome s’è già detto dappertutto, non saremo qui pessimisti né tantomeno banali: non è l’assenza di Meg, non la sua assenza in sé, a non far tornare i conti. Ci sono pezzi in questo nuovo capitolo della Novenove che potrebbero tranquillamente fare parte della storia. University of Secondigliano è tra questi, e non è detto che i cortei non la sparino a palla per i prossimi anni. Un po’ meno rende Canto pe’ dispietto, che porta indietro le lancette dello stile Novenove fino quasi a Curre curre guagliò, e poi però non ne regge il paragone. La scusante l’hanno ripetuta i nostri cattivi guaglioni fin dal momento del loro ritorno: se la storia va indietro, la Posse – che è poetessa di strada e vive nel contemporaneo – ha il dovere di seguirla a ruota, per urlare in faccia a chi ha innescato la marcia indietro. Il quadro è fosco, è un mondo visto dalla parte dei disperati, in cui le carceri sono un luogo medievale dove la gente ancora muore, mentre i criminali veri sono capaci di dissolversi al contatto con il vento dei mercati. La protesta globale che per fortuna ne deriva è descritta con stile in La paranza di San Precario, che fa il paio con la più matura – parlando di contenuti – Antifa 2.0. Il giro di boa un po’ indigesto arriva però subito dopo: è un’assenza del nuovo, una membrana ostruente che risparmia le basi ma aderisce alla perfezione su alcuni testi e sulle melodie, rendendole sorde e poco brillanti. Effetto ben visibile in Italia spa, dove il brano si fa comizio ridondante, e l’assenza di un controcanto melodico urla quasi più di Zulù. E attenzione: non è il comizio a essere sbagliato, piuttosto il fatto che sia nudo e crudo. Perché l’evoluzione straordinaria dei 99 Posse (eh sì, quella con Meg) ci aveva abituati a brani maturi come quelli di Corto circuito e La vita que viendra, in cui l’invettiva politica assumeva potenza ed espressività proprio in funzione di un diversivo melodico che la fissasse bene nelle orecchie. Diversivo che anche Luca Zulù conosce bene. Prova ne sono la bellissima Mai più io sarò saggio o la chiusura in stile con Penso che non me ne andrò. Una mano gentile che si sposa con la dialettica di strada, tornata in auge con prepotenza (Dio, quanto ci sei mancata!) in pezzi di potente ironia come Vilipendio. A lei associamo Confusione totale, in prima fila per un plauso finale. E capiamo finalmente il senso di questo lavoro: Cattivi guaglioni era un necessario disco di recall. Adesso i legami col passato antico e recente ci sono tutti. E noi godiamo al solo pensiero che la Posse, di qui in poi, trovi la forza di tornare al futuro.

Scritta da Simone Arminio

Tracklist:
* University of Secondigliano
* Canto pe’ dispetto
* Cattivi guaglioni
* La paranza di San Precario
* Italia Spa
* Vilipendio
* Yes weekend
* Tarantelle pe’ campà
* Morire tutti i giorni
* Antifa 2.0
* Resto umano
* Confusione totale
* Mo’ basta
* Mai più io sarò saggio
* Penso che non me ne andrò

PopOn consiglia l’ascolto di University of Secondigliano e Yes weekend!

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