Grande Nazione

by , under Disco di inediti

Ltfiba su Popon

Sony Music, 2012

Il dinosauro si è svegliato. Forte e possente, sebbene invecchiato, poiché vent’anni in più non sono per niente pochi: è il tempo ideale per costruire una carriera o disfarla. Prima di tutto, infatti, Grande nazione, prova concreta dei Litfiba post-reiunion, è la testimonianza di uno scampato pericolo. Molte e disparate le pieghe che avrebbe potuto prendere e non ha preso. Le elenchiamo nell’ordine. Poteva attingere dal patrimonio recente di Pelù e Renzulli, fatto di album

solitari, mutamenti di pelle e sacrifici da classifica. Poteva essere il disco della storia interrotta dei Litfiba, quello mai nato dopo Infinito, e ripartire da lì. Poteva essere infine – e un po’ lo è stato – una specie di great story of Litfiba, saldamente poggiato su brani nati in provetta, per poter dire eccoli, sono tornati, sono gli stessi, amateli. È quello che sembrava dovesse succedere, subodorato dagli inediti dell’ultimo live e dal primo singolo Squalo, se non fosse poi successo il miracolo. Il risveglio del dinosauro. Un mostro che dormiva dai tempi di Terremoto, il disco che fu l’apice rock della storia della band, e che aprì la strada alla maturità di Spirito e alla decadenza dorata di Mondi sommersi. Innestarsi in quel punto di stile ancora intatto, ignorando tutto il resto, era il sogno segreto di Piero e Ghigo. “SI-PUO-FARE!” urlava il creatore di Frankestein Junior nel capolavoro di Mel Brooks e forse la stessa cosa avranno pensato loro, col master del nuovo disco in mano. Poiché Grande nazione non è un b-side di Terremoto, né un suo scimmiottamento, ma un innesto sano e maturo. La ricetta di sicuro è la stessa. Liberare i freni e descrivere il mondo di oggi, con la rabbia del rock, la sintesi del punk e quella chiave di volta di voce e chitarra che da sola vuol dire Litfiba. Cicatrici del tempo a parte (ce ne sono in questo disco, e sono tante), la piena sintonia tra i due è dimostrata in pezzi veloci e possenti come Fiesta tosta (“Soldi facili, sesso, droga e Gesù Cristo”), inni punk alla Anarcoide (“Io sono un’altra cosa dalla gente che si abbassa”) o Grande Nazione (“Centocinquantuno anni di mafie e di massoni”). Con dei testi e un cantato forse non perfetti, ma di sicuro lucidi e onesti (Pelù non è mai stato un fesso) e un Ghigo Renzulli in uno dei massimi momenti della sua espressione personale. Confortante sentirlo levigare i suoni come una volta, artigiano di una Firenze d’altri tempi, all’azione in brani doc come Brado, La mia valigia o Tutti buoni. Alla luce della sua chitarra anche pezzi smaccatamente “pelusiani” (ma, occhio, non è un demerito) come Luna Dark o Elettrica ricevono il tocco magico che li rende Litfiba. Un atteso replay in cui guadagnano entrambi e ne guadagna il pubblico. Grande nazione è, ne deriva, la somma di ciò che di buono c’è stato nel loro stile, quando il trattino tra Pelù e Renzulli da solo bastava a fare leggenda. E se leggenda è sinonimo di passato, il futuro, dalla sua, ha il vantaggio di non essere ancora scritto.

Scritta da Simone Arminio

Tracklist:
* Fiesta tosta
* Squalo
* Elettrica
* Tra te e me
* Tutti buoni
* Luna dark
* Anarcoide
* Grande nazione
* Brado
* La mia valigia

PopOn consiglia l’ascolto di Anarcoide!

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