Martedì 14 febbraio 2012

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Michele Monina su PopOn

Sanremo ai tempi di Facebook. Il titolo di questo post potrebbe tranquillamente essere questo qui. Perché, nei fatti, sto scrivendo per il secondo giorno del Festival, ma ancora il Festival non è cominciato e io neanche sono lì, a Sanremo. Sto a casa mia a leggere i feedback dei tanti amici facebookiani che, abbandonata l’emergenza “nave” e l’emergenza “neve” (no, non sto nuovamente parlando di Mario Luzzato Fegiz, parlavo proprio della neve neve) ora si dedicano a postare status in cui ci aggiornano su quel che sta succedendo in riviera. Niente. Sì, a Sanremo, come sempre, non sta succedendo niente. Ci sono state le prove generali, è un fatto, ma per il resto sono tutti lì, fermi, ad aspettare che parta la sigla e comincino le danze. Da lontano, da Milano, la scena mi sembra quella di un vecchissimo episodio di Sandokan. Parlo del Sandokan di Sollima (per capirsi, il padre di quello della serie “Romanzo Criminale”), con Kabir Bedi e Philippe Leroi. La scena è quella in cui i tigrotti di Mompracem, per riuscire ad assaltare le navi degli inglesi, i cattivi inglesi capeggiati da un immenso Adolfo Celi nei panni di Lord Brooke, si fingono morti, in mare, e si lasciano trasportare dalla corrente fino alle navi nemiche, salvo poi resuscitare, salire a bordo e fare quel che c’è da fare. Così è Sanremo prima dell’inizio. Ci sono tutti questi cantanti che si fingono morti, morti che aspettano di tornare in vita e di far fuori gli avversari. Perché la prima cosa che trapela dagli status di chi a Sanremo c’è andato, poveretto, è che lì in sala stampa è tutto tranquillo. Anche troppo. Di più, è tutto stucchevolmente tranquillo. Tutto un baciarsi e abbracciarsi. Giornalisti, uffici stampa, cantanti, un continuo darsi le pacche sulle spalle, come se la gara, quella che stanotte lascerà sul campo i primi morti veri, non avesse poi chissà che importanza.

Ma la gara c’è, e una volta che sarà cominciata vedrete come le pacche sulle spalle si trasfermeranno in coltellate, nella migliore tradizione festivaliera.
E allora proviamo a ipotizzarlo, qualche nome di probabile eliminato, tanto per gioco. I nomi che farò saranno divisi in due micro-classifiche, la prima comprende i due nomi che prevedo verranno eliminati, la seconda quella che vorrei fossero eliminati. Sempre a prescindere, visto che le canzoni continuo a non averle sentite. A seguire, tanto per non fare torti a nessuno, anche una piccola spiegazione. Allora, prevedo che resteranno momentaneamente al palo i due nomi che, mi sembra, sono più deboli. E quindi Marlene Kuntz e Dolcenera. Ma come, direte voi? E l Civello? Ora vi spiego, Morandi e Mazzi si son dati da fare, hanno sudato le tradizionali sette camice per mettere dentro nomi che ritenevano il giusto mix tra il nazional-popolare e l’alto, così da non scontentare il pubblico di Rai Uno (dicono esista, come il Punto G) e la critica. Hanno sudato e hanno tirato fuori questi tredici nomi. Poi ci hanno messo anche i Matia Bazar e sono arrivati a quattordici. Bene, tra questi nomi quello dei Marlene e quello di Chiara Civello sono speculari. E servono la stessa causa, tenere buoni quelli con la puzza sotto il naso. I Marlene sono l’anima rock di questo Festival. La Civello quella jazz. Colta. Dopo Nicki Nicolai, eccone un’altra. Una che per di più non s’è sposata Di Battista, quindi apparentemente potrebbe anche essere lì solo per meriti personali. Meriti talmente alti da far prendere il regolamento e farne carta straccia, come già abbiamo visto. Quindi, tra i due nomi, quello sacrificabile è quello dei Marlene, che oltretutto sono cupi, e dopo tutto la Riviera dei Fiori è la Riviera dei Fiori, non un cimitero costeggiato da cipressi. E poi la canzone della Civello è già stata pubblicata, che diamine, almeno una da cantare sotto la doccia già c’è, perché mandarla subito a casa? Quindi, via i Marlene e via Dolcenera.

Sul suo nome non dirò più di tanto. Ho visto le foto su Playboy, sappiate solo questo. Ora passo alla mia micro-classifica. I due nomi che vorrei uscissero già stanotte. Il primo è Pier Davide Carone. Lo confesso, adoro Dalla, e vederlo lì, in qualche modo, mi mette tristezza, forse addirittura angoscia. Sei Lucio Dalla, Lucio Dalla. Torna in te. Torna a Bologna. Il secondo è Dolcenera. Il motivo già lo sapete. Qualcuno dirà: e Gigi D’Alessio? È vero. C’è Gigi D’Alessio, in tutta la sua prorompente simpatia. Ma Sanremo è essenzialmente un programma televivo, e la Bertè in diretta tv chi se la vorrebbe mai perdere. Prima di chiudere, ché da domani si parla di musica davvero, due piccole notazioni a margine. Una piccola notazione polemico-metereologica. Sembra che finalmente l’Italia verrà abbandonata dalla morsa di gelo che la attanaglia da settimane. In giro per lo stivale le temperature si stanno alzando, la neve comincia a scomparire. Unico a dolersene, sembra, il grande vecchio della sala stampa, insiegabilmente ancora al suo posto nonostante il grido di dolore lanciato da me, su queste colonne, giusto ieri. Mazzi, ti prego, ascoltami. Via i drogati, o gli ex drogati dall’Ariston. Altra piccola notazione, stavolta di servizio. I bookmaker danno per vincente Emma Marrone. Bene. Storicamente nessuno di quelli indicati dai bookmaker ha in effetti mai vinto. Tifo Renga, io. Vado a scommettere qualcosa su Emma, allora. E mi raccomando, stiamo uniti.

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