Sud

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Fiorella Mannoia su Popon

Sony Music, 2012

Lo strabismo di Venere. Voglio partire da una caratteristica fisica che, con questo disco, più di qualcosa ha a che vedere. Non che la bellissima Fiorella Mannoia abbia questo piccolo difetto agli occhi, difetto che spesso dota di fascino chi lo ha. È affascinante, anche in virtù di una voce importante, capace di colorare anche le canzoni più grige e di dar loro vita, capace di mannoizzare tutto, chi ha sentito la sua versione della Sally di Vasco Rossi sa di cosa sto parlando, ma non ha

lo strabismo di Venere. Ma lo strabismo di Venere c’entra con questo disco, perché Sud, il suo nuovo album, è molto bello, affascinante, anche grazie a un difetto piuttosto notevole. Più che di uno strabismo di Venere, a dirla tutta, si tratta dello strabismo di Martin Feldman, o di un occhio di vetro, ma anche perché paragonato a questo difetto le altre canzoni appaiono ancora più belle e mannoizzate che mai.
Andiamo con ordine. Sud è un album a tema. Parte dalla lettura di un libro, ci fa sapere la cantante romana, e il libro è “Terroni” di Pino Aprile. Un libro, va detto fuori dai denti, che l’avesse scritto un settentrionale e lo avesse intitolato Polentoni subito saremmo saltati sulle sedie accusandolo di leghismo d’antan, invece, trattandosi del revivalismo di tesi neoborboniche, anche una cantante colta e impegnata come lei è lì a tesserne le lodi. Ma non è certo di Pino Aprile che voglio parlarvi. Ne parlano già abbastanza tutti gli altri. No, io voglio parlarvi delle canzoni di Sud, e in modo particolare dell’occhio strabico di questo disco. Dell’occhio di vetro. Un occhio di vetro che risalta ancor di più perché arrivato dopo una carriera impeccabile, fatta di occhi perfettamente allineati, cerulei, bellissimi. Sud, come tutti i lavori di Fiorella Mannoia, è un bel disco. Ci sono belle canzoni, scritte da grandi nomi della canzone italiana. Anche nomi che solitamente non vengono accostati a Fiorella Mannoia, quali Bungaro, autore del primo bellissimo singolo, Io non ho paura, e Luca Barbarossa, finalmente tornato a scrivere brani destinati a rimanere, autore di Luce. Per la prima volta, ma non è questo l’occhio di vetro di cui parlavo poc’anzi, Fiorella si cimenta anche con la scrittura di un testo, e lo fa coadiuvata da due grandi compositori come Ivano Fossati, suo sodale da una vita, e Paolo Buonvino, in tandem come autori della musica di Se solo mi guardassi. Insomma, tutto perfetto come sempre. Non fosse che in tracklist c’è un brano a firma Francesco Di Gesù. Un brano che la nostra interpreta con Frankie Hi NRG Mc, che poi sarebbe proprio quel Francesco Di Gesù di cui sopra. Il brano in questione è Non è un film, l’occhio di vetro. Sì, Non è un film è senza ombra di dubbio la più brutta canzone incisa da Fiorella Mannoia nella sua carriera. Anche più brutta di quel Caffè nero bollente che ce la fece conoscere, ancora lontana dal diventare l’interprete gigantesca che è oggi. Non è un film è un rap fuori tempo massimo. Un brano che, fosse uscito nei primi anni Novanta, sarebbe forse stato un rap legnoso ma figlio dei suoi tempi, ma che oggi risulta addirittura antico, senza avere pretese di essere vintage. Una canzone che usa un linguaggio, una metrica, un flow che il tempo ha inchiodato al palo. Un rap vecchio, polveroso, di quelli che oggi riesce a fare solo Frankie, e non è certo un pregio. Sul perché Fiorella abbia deciso di cimentarsi nel rap proprio con un brano così si aprirà dibattito. Qualsiasi sia la motivazione Non è un film resta una canzone imbarazzante. Unico pregio, al suo fianco le già sufficientemente belle canzoni che la accompagnano nella tracklist di Sud brillano manco fossero illuminate da un faro. Venere con un occhio di vetro.

Scritta da Michele Monina

Tracklist:
* Quando l’angelo vola
* Io non ho paura
* Se solo mi guardassi
* Dal tuo sentire al mio pensare
* In viaggio

* Luce
* Se il diluvio scende
* Portami via
* Non è un film
* Quanno vuo’ bene
* ConVivere
* Torno al sud (vuelvo al sur)

PopOn consiglia l’ascolto di Luce!

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