Giovanni Nuti: ‘Stupirci di noi stessi’

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Giovanni Nuti su PopOn

Intervista di Roberto Paviglianiti

Vivere senza malinconia è il nuovo lavoro di Giovanni Nuti, compositore e musicista che in questa nuova esperienza propone le canzoni – in chiave jazz e senza stravolgerne eccessivamente le forme – che hanno caratterizzato un periodo buio per la storia della società italiana, come gli anni Trenta e Quaranta. Canzoni che però portano dentro di loro la voglia di leggerezza e divertimento che ancora oggi riesce a lasciare il segno in chi le ascolta, in un contesto come quello attuale bisognoso sia di punti di riferimento che della necessaria distrazione.

Nel titolo del tuo nuovo lavoro Vivere senza malinconia c’è un riferimento al tuo modo di essere come persona?
Sì, c’è un modo di essere. Fin da ragazzino ho sempre cercato il modo per sconfiggere la malinconia, tipica degli artisti, che chiaramente in parte serve, ma bisogna saperla dosare. Ho cercato di giocare, perché il gioco è una grande terapia, e ora – attraverso le canzoni dello swing italiano degli anni Trenta e Quaranta – ho ritrovato la leggerezza che è tipica del mio modo di vivere.

Perché rispolverare temi legati a un passato così remoto?
La mia musa ispiratrice è stata, ancora una volta, Alda Merini. Durante le numerosissime telefonate che ci siamo fatti in sedici anni mi cantava spesso queste canzoni. Ero molto affascinato e avevo memorizzato questi temi. A me piace cantare un linguaggio fatto di parole inconsuete, come canto con amore i versi delle sue poesie. Sentire il linguaggio così speciale di queste canzoni mi attirava molto. Poi sono stato invitato l’estate scorsa a un festival jazz, dove mi hanno chiesto di interpretare dei brani particolari, così mi sono venute in mente queste canzoni e ho incominciato a metterle insieme con una band di musicisti jazz, e abbiamo visto che il risultato era bello.

E come succedeva una volta, quando si testavano le canzoni sul pubblico, ad applausi ottenuti ti sei convinto a fare il disco?
Esatto. Abbiamo fatto questo concerto, che è stato un grandissimo successo, ed è stato il pubblico di quella serata che mi ha spinto poi a pensare di fare anche un disco. Persone di una certa età che mi ringraziavano perché erano tornate giovani: questo è grandioso. Ma anche alcuni ragazzi mi hanno detto che è stato interessante scoprire quello che i nostri nonni ascoltavano. Giovanni Nuti su PopOnA mio avviso si tratta anche di un recupero storico, e poi c’è il fatto che siano state scritte in un periodo molto difficile per l’Italia, c’era il fascismo, la guerra. Malgrado le grandi difficoltà gli italiani sentivano il bisogno di evadere, di vivere con leggerezza. Ho pensato che nell’epoca che stiamo vivendo noi – che è un’epoca abbastanza complicata – queste canzoni comunque possano far sorridere. La leggerezza, l’allegria, il “dondolarsi” dello swing può portare spensieratezza anche adesso.

Ci sono parallelismi tra la società italiana degli anni Quaranta e quella di oggi?
Chiaramente la situazione non è così drammatica come all’epoca. Ci sono canzoni che sono state scritte mentre c’era la guerra, quindi è uno scenario diverso. Però trovo che oggi ci sia una guerra interiore, non ci sono punti di riferimento, ognuno si deve aggrappare a qualcosa. I giovani hanno bisogno di riferimenti, uno di questi secondo me è la poesia, perché la poesia è un cibo per l’anima, un cibo per lo spirito.

Che tipo di lavoro hai svolto per scegliere il repertorio da elaborare?
Ho fatto una ricerca, andando a trovare brani non troppo noti, come Scintille. Nell’album ci sono delle chicche meno conosciute rispetto a Ma l’amore no o Baciami piccina che sono tra le più famose. Ho fatto una scelta basandomi sul mio divertimento nell’eseguirle e alla fino ho scelto proprio quelle che mi divertivano di più.

Dal punto di vista degli arrangiamenti, in che modo hai approcciato le nuove versioni dei brani?
Non le abbiamo volute troppo modernizzare, siamo stati fedeli agli arrangiamenti dell’epoca. Ovviamente approcciando il tutto in chiave jazz e con il mio modo personale.

Canzoni che fanno riferimento a un modo espressivo semplice e leggero. Quanto è difficile in musica essere semplici senza risultare scontati?
In effetti è una delle cose più difficili, è molto più semplice spaziare ed essere complicati. Anche durante la composizione, la ricerca degli accordi, delle armonie, è più facile non seguire la semplicità. In questa situazione mi ha aiutato l’esperienza e anche i consigli dei miei maestri; ho collaborato con grandi artisti e tutti mi dicevano: “La semplicità è la cosa sulla quale devi lavorare”. Anche Alda Merini mi ha sempre detto: “Sii semplice, perché bisogna arrivare alla gente”. Attraverso la semplicità esce il talento.

Giovanni Nuti su PopOn
Nella tracklist ci sono anche due brani originali – Amore irripetibile e Il violinista piange – sviluppati su poesie di Alda Merini e rivisti in chiave jazz.
Mentre provavamo i brani degli anni Trenta, ho chiesto ai musicisti di provare a vedere come queste due canzoni potevano suonare in veste jazz. Sono brani che avevo già inciso e che, senza far nulla, si sono integrati perfettamente nel contesto.

Questo album, nel tuo percorso artistico, cosa potrà rappresentare per il futuro?
Si è trattato prima di tutto di una sorpresa, perché non pensavo di avere lo swing nell’anima. Mi stupisco sempre o per meglio dire, noi dobbiamo sempre stupirci di noi stessi, perché c’è sempre qualcosa che non conosciamo. È stata una bella scoperta, e il fatto che anche il pubblico apprezzi questa mia vena mi fa molto piacere. Si sente subito quando c’è una bella risposta da parte del pubblico. Nel mio futuro non c’è solo lo swing, la mia è un’estrazione di tipo classico, sto preparando un nuovo disco con gli inediti di Alda Merini. Sono cose e argomenti diversi, un po’ come indossare un jeans o indossare un tight, si possono indossare entrambi, ci sono giorni in cui ti senti sportivo e altri nei quali vuoi essere elegante.

1 marzo 2012

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