A proposito di Lucio Dalla…

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Franco Simone su Popon

Per usare un paradosso, mi sembra che la sua scomparsa non sia credibile. C’era solo grande vita nelle sue canzoni. E, mai come in questo caso, la parola “canzone” risulta un termine inadeguato per indicare capolavori come 4 marzo 1943, Caruso, L’anno che verrà. Mi piace pensare soprattutto alla sua definizione della morte: “Solo la fine del primo atto”. Alcuni francescani l’hanno definito “cantautore di Dio”. Questa mi sembra una bellissima definizione, davvero definitiva. Non mi voglio aggiungere a quella parata, ampiamente rappresentata già da ieri in televisione, in cui personaggi distanti anni luce dal pianeta Dalla erano pronti a parlare di se stessi, utilizzando il grande artista scomparso come pretesto. Dico solo che, tutte le volte che l’ho incontrato, anche recentemente in un programma di Carlo Conti, aveva una parola di gentilezza, di attenzione, di inarrivabile ironia. Mi sono tornate alla mente le sue canzoni che, anno per anno, mi hanno toccato il cuore: Il cielo, 4 marzo 1943, La casa in riva al mare, Piazza Grande, Futura, Itaca, Com’è profondo il mare, Caruso, Chissà se lo sai, Cara, Ayrton, Latin lover… Mentre scrivo questi titoli mi sento attraversare la mente da una vertigine di bellezza. Ieri ho passato quasi tutta la serata a cantare al piano una sua canzone che amo in modo particolare: Quale allegria. Mi sembra la più adatta in questa momento: quale allegria ci può essere al pensiero che un artista (ancora un altro) di questo livello non sia più con noi?

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