Il saluto della redazione

by , under Varie

Come annunciato la scorsa settimana, PopOn chiude (Vedi Notizia). In questa pagina trovate il saluto dei redattori, che hanno voluto esprimere il loro pensiero sulla triste decisione e soprattutto salutare voi lettori che li seguite da anni.

PopOn su PopOnVi prego, non chiamiamoli saluti. Sono molto più avvezzo agli inizi, alle dichiarazioni d’intenti, alle presentazioni di progetti in fieri che lasciano trasparire un ottimistico futuro. Dovendo invece salutare, poi voltare le spalle e proseguire da solo, mentre gli amici
prendono un’altra direzione, in genere mi incarto in tristezze che non dirò. Ci siamo visti su queste pagine, moltissime volte. Prima su quelle a sfondo arancione, ricordate? Un template meno funzionale per il nostro lavoro (ci permetteva di inserire pochi contenuti in homepage) ma che mi resterà per sempre nel cuore. Quindi su quello attuale, così pieno di foto e contenuti in movimento. Sempre troppo poco: abbiamo sempre voluto fare di più. Ma i desideri non pagano, anzi, si scontrano a muso duro con i numeri e le facce fredde degli economisti. E io invece sulle pagine di PopOn ho sempre dato e preso calore. Quello passionale degli artisti che abbiamo incontrato per voi, quello amichevole dei colleghi, quello allegro di voi lettori. Non smetterò mai di essere grato a tutti questi volti. E prima di tutti a Paola De Simone, che questo sito lo ha creato e che – fidandosi di me – a un certo punto me ne ha aperto le stanze. Ma non voglio dire altro né a lei, né agli altri colleghi (Nicola e Michele in primis, ma solo per ragioni temporali: erano lì ad accogliermi al mio arrivo), né tantomeno a voi lettori. So solo che continueremo a leggerci e a scriverci altrove, fin ora. Porteremo altrove lo spirito di PopOn, ma l’appuntamento – presto o tardi – sarà di nuovo qui.

Simone Arminio
PopOn su PopOn
Alcuni miei amici amano la musica anglofona e detestano quella italiana. A volte si ama ciò che non si comprende: infatti se poi gli chiedi di cantare un brano dei Coldplay, di Bruce Springsteen o dei Radiohead vanno nel pallone. Meglio ripiegare su una canzone di De André o un Tiziano Ferro: di quelle conoscono i versi a memoria! Io lo confesso: amo la musica italiana, quella bella, che c’è e si produce in abbondanza, ma che viene scarsamente promossa. Per questo un giorno mi sono imbarcato nell’arca di PopOn, cercando di portare in salvo una coppia di cantautori che il mercato avrebbe destinato all’estinzione. Non so se il diluvio è finito. Forse no. Anzi, sento ancora forte la pioggia. E non so se quei due che ho stipato nell’arca si sono riprodotti abbastanza, se riusciranno loro stessi a salvarsi. Ma so che è ora di scendere. In questo viaggio abbiamo sentito tanta bella musica e ciascuno di noi ha lavorato per costruire un piccolo tassello di bellezza. Un mosaico fantastico di cui Paola ha costruito il disegno con grande passione e intelligenza. Tutto questo, per ben quattro anni, mi ha reso estremamente felice.

Nicola Cirillo
PopOn su PopOn

Nello scrivere l’addio ai lettori di PopOn mi sento, credo, come si dovrà sentire Renato Zero nel momento in cui deciderà di lasciare le scene. Anche io, infatti, come lui, sulla soglia dei quarant’anni mi sono ritirato. A trent’otto anni, per la precisione. Ho lasciato la carta stampata, per raggiunti limiti d’età, avevo dichiarato. Poi ho incontrato Popon, casualmente, a Sanremo, e nello specifico ho incontrato la direttrice Paola De Simone, e ho deciso di tornare, almeno in parte, sui miei passi. E sono stato contento di averlo fatto. Mi sono divertito. Mi sono anche sentito giovane, come in effetti non sono. Ora mi ritiro di nuovo. E immagino sarà per l’ultima volta. Ringrazio i lettori che ci hanno voluto seguire e tutti i colleghi che hanno diviso questa porzione di vita professionale e non con me. Questo è un addio, ma non so se sarà l’ultimo addio. Paola, chi ha orecchie per intendere intenda. Perché come diceva Oscar Wilde a proposito dello smettere di fumare, cito a memoria: “E’ la cosa più facile del mondo, l’ho fatto migliaia di volte…”.

Michele Monina
PopOn su PopOn
Gli addii mi sono sempre venuti male. Anzi, diciamo che non sono proprio capace.
Sono inciampata in Paola De Simone e il suo PopOn un paio di anni fa, per caso. E si sa che è per caso che accadono le cose migliori della vita. Ho imparato così tanto da lei, e molto altro avrei voluto imparare. Ma dicono che il tempo sia scaduto, ho preso quello che ho potuto. Chiudo il sipario con la speranza di aver anche dato. Il mio tempo, le mie energie, la mia passione per la musica. Ringrazio lei che di questo spazio ne è stata l’ideatrice, ringrazio i miei compagni di viaggio, e tutte le parole che hanno scritto in questi anni, le ho sempre lette con attenzione e stima.
Ringrazio, in ultimo, tutti quelli che sono passati di qua e si sono fermati a leggere le mie di parole.
Con un po’ di dolore, e con la nostalgia che intravedo già lì sulla porta pronta ad entrare…Signori, si chiude.

Giulia Zichella
PopOn su PopOn
Anno 2012 – metà del mese di gennaio, esterno giorno.
(rumori di traffico in sottofondo)
Ciao, ti è rimasta una copia di Blow Up di questo mese?
Sì, certo. Non preoccuparti, tanto queste riviste le compri solo tu.
Quello che avete appena letto è lo scambio di battute tra chi vi scrive e il suo edicolante, posto nella piazza principale di una città con migliaia di abitanti. Che significa? Significa che PopOn chiude perché della musica, e in particolar modo di “certa musica”, o per meglio dire, di musica trattata in un “certo modo”, importa poco al grande pubblico. E al pubblico – grande, chiaramente, in termini di numero – importa ancor meno leggere. Leggere di musica dunque, niente di più anacronistico. PopOn chiude perché non ci sono soldi. Viviamo nell’Europa occidentale e qui “anche il sole sorge solo se conviene”, per dirla con gli Afterhours. Questo è un peccato, sì, perché di PopOn, in fondo, chi se ne importa. Mi spiego. Voi continuerete a cercare articoli e interviste interessanti su altri siti o nell’angolo più buio della vostra edicola preferita. I redattori di PopOn continueranno a postare contenuti altrove, ma il cerchio si restringe. Ha chiuso Kronic, ha chiuso Vitaminic, Mucchio è alla frutta. È un peccato che PopOn chiuda perché ci sarà un grammo di cultura in meno. E una società senza cultura non ha futuro. Una società senza cultura è più brutta. Che peccato. Ci stiamo abituando pure all’abbruttimento di tutto. Che peccato, preferiamo correre dietro a una farfallina anziché rimanere fermi a riflettere su un significato. Senza PopOn saremo più brutti. Tutti.

Roberto Paviglianiti
PopOn su PopOn
Ci sono storie che finiscono, così come finisce un amore.
E si ripensa a quanto si è costruito e a quello che ancora si poteva fare.
Per quanto mi riguarda PopOn non chiude.
Si prende solo una pausa.
Ritornerà, mi piace pensare, come ritorna il sole dopo un temporale.

Marco Annicchiarico

Contrariamente a quanto scritto nell’editoriale in cui si annuncia la chiusura del sito, PopOn non verrà oscurato, ma resterà visibile almeno per un anno, perché l’archivio possa restare a disposizione di tutti coloro che ne vogliono fruire. Ora, però, è davvero arrivato il momento di spegnere le luci. Un caro saluto a tutti i lettori.

Giovedì 15 marzo 2012

 

Vai alle altre Notizie

Condividi