Afterhours, arriva ‘Padania’

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Afterhours su PopOn

Il 17 aprile gli Afterhours pubblicheranno Padania, decimo disco autoprodotto. «Padania è uno stato mentale – spiega Manuel Agnelli, fondatore e leader del gruppo – non ha confini geografici, è uno stato della mente e dell’anima. E’ il nome che meglio rappresenta la disperazione di uomini che sanno di poter avere tutto tranne
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A proposito di Lucio Dalla…

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Franco Simone su Popon

Per usare un paradosso, mi sembra che la sua scomparsa non sia credibile. C’era solo grande vita nelle sue canzoni. E, mai come in questo caso, la parola “canzone” risulta un termine inadeguato per indicare capolavori come 4 marzo 1943, Caruso, L’anno che verrà. Mi piace pensare soprattutto alla sua definizione della morte: “Solo la fine del primo atto”. Alcuni francescani l’hanno definito “cantautore di Dio”. Questa mi sembra una bellissima definizione, davvero definitiva. Non mi voglio aggiungere a quella parata, ampiamente rappresentata già da ieri in televisione, in cui personaggi distanti anni luce dal pianeta Dalla erano pronti a parlare di se stessi, utilizzando il grande artista scomparso come pretesto. Dico solo che, tutte le volte che l’ho incontrato, anche recentemente in un programma di Carlo Conti, aveva una parola di gentilezza, di attenzione, di inarrivabile ironia. Mi sono tornate alla mente le sue canzoni che, anno per anno, mi hanno toccato il cuore: Il cielo, 4 marzo 1943, La casa in riva al mare, Piazza Grande, Futura, Itaca, Com’è profondo il mare, Caruso, Chissà se lo sai, Cara, Ayrton, Latin lover… Mentre scrivo questi titoli mi sento attraversare la mente da una vertigine di bellezza. Ieri ho passato quasi tutta la serata a cantare al piano una sua canzone che amo in modo particolare: Quale allegria. Mi sembra la più adatta in questa momento: quale allegria ci può essere al pensiero che un artista (ancora un altro) di questo livello non sia più con noi?

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Caro Lucio ti scrivo

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Michele Monina su Popon

Giovedì 1 marzo 2012

Questo non è un coccodrillo. Uno di quei pezzi già pronti sulla morte di questo o quel personaggio famoso, da tenere in freezer in attesa che il personaggio in questione, si presume molto anziano o malato, quindi in procinto di andarsene, in effetti passi a miglior vita. Non è neanche un articolo che vi spiega chi fosse Lucio Dalla e come e dove è morto. No. Questo è una lettera d’addio, purtroppo arrivata troppo tardi.
Non è un coccodrillo, questo, perché Lucio Dalla non era malato, almeno non che si sapesse, e soprattutto non era anziano. Non sto parlando, ovviamente, dei suoi sessantanove anni ancora da compiere e partire con un pippone su come oggi, a sessantanove anni, si sia ancora giovane.

No, Lucio Dalla era molto più giovane di così. Per questo le mie parole non sono un articolo, ma una lettera d’addio. Una lettera d’addio scritta da un amante, ricambiato. Io, e mi scuso se ancora una volta mi trovo a parlare di me, scrivo di musica perché Lucio Dalla c’è stato e c’è. Scrivo di musica, o meglio scrivo, perché Lucio Dalla, che ho conosciuto, musicalmente, grazie a mio fratello Marco quando ero poco più che un bambino, ha stravolto la mia vita con la sua poesia, la sua stralunatezza, la potenza delle sue parole e della sua musica, il suo essere uno dei geni assoluti della musica di questa porzione di vita che ci troviamo ad albergare. Non poteva essere altrimenti, del resto.

Quando ti capita di incappare, a neanche dieci anni, in canzoni come Anna e Marco, L’ultima luna, Notte, come cazzo puoi, poi, tornare ad ascoltare le altre canzoni come se nulla fosse. Quando incappi in un brano come Madonna disperazione, e mi fermo qui, perché non ha senso, adesso, star qui a fare l’elenco della spesa, non è poi possibile continuare a guardare le cose del mondo senza quel manto di consapevolezza che quel brano in sé contiene. Vorrei avere qualcosa di altrettanto profondo da dire, adesso. Vorrei trovare quelle metafore cui Lucio ci aveva abituato, specie nel periodo a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, i suoi migliori, a mio avviso, ma sono senza parole, come quando si perde un amico, o un nostro caro. Lucio Dalla, del resto, questo era per me, e immagino per milioni di altre persone, una presenza nelle nostre vite, con le sue canzoni che, fortunatamente, gli sopravviveranno e continueranno a farci compagnia.

Mentre scrivo queste parole sono triste, triste davvero, come se fossi dentro le note di Quale allegria, per dire, o quelle di Stella di mare. L’ultimo ricordo è quello di lui a Sanremo, che gioca col parrucchino mentre dirige l’orchestra di Nanì, il brano presentato al Festival da Pierdavide Carone. Una bella immagine, che rende onore alla sua generosità, di artista che ha tirato la volata a tantissimi colleghi, da Ron agli Stadio, da Carboni a Bersani, via via fino proprio a quel Carone che in molti abbiamo ascoltato solo per la sua presenza lì sul palco, a fare i controcanti con una grazia impensabile per altri artisti.
Ora smetto di scrivere, e vado a vedermi il dvd di “Banana Republic”. Ma prima di smettere un grazie, di cuore, a uno degli artisti che più di ogni altro mi ha dato piacere con la sua musica. Con tutto l’amore che posso, tuo, Michele

Michele Monina


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Lucio Dalla è morto

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Lucio Dalla su PopOn

All’alba del suo 69° compleanno, lo avrebbe festeggiato il 4 marzo, Lucio Dalla è morto. Colpito da infarto, il cantante bolognese si è spento a Monreaux, in Svizzera, dove si trovava per una serie di concerti europei. In 50 anni di carriera, Dalla ha scritto numerose canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana:
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Giovanni Nuti: ‘Stupirci di noi stessi’

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Giovanni Nuti su PopOn

Intervista di Roberto Paviglianiti

Vivere senza malinconia è il nuovo lavoro di Giovanni Nuti, compositore e musicista che in questa nuova esperienza propone le canzoni – in chiave jazz e senza stravolgerne eccessivamente le forme – che hanno caratterizzato un periodo buio per la storia della società italiana, come gli anni Trenta e Quaranta. Canzoni che però portano dentro di loro la voglia di leggerezza e divertimento che ancora oggi riesce a lasciare il segno in chi le ascolta, in un contesto come quello attuale bisognoso sia di punti di riferimento che della necessaria distrazione.
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